ITMI20121884A1 - Dosatore modulare progressivo - Google Patents

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ITMI20121884A1
ITMI20121884A1 IT001884A ITMI20121884A ITMI20121884A1 IT MI20121884 A1 ITMI20121884 A1 IT MI20121884A1 IT 001884 A IT001884 A IT 001884A IT MI20121884 A ITMI20121884 A IT MI20121884A IT MI20121884 A1 ITMI20121884 A1 IT MI20121884A1
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    • FMECHANICAL ENGINEERING; LIGHTING; HEATING; WEAPONS; BLASTING
    • F16ENGINEERING ELEMENTS AND UNITS; GENERAL MEASURES FOR PRODUCING AND MAINTAINING EFFECTIVE FUNCTIONING OF MACHINES OR INSTALLATIONS; THERMAL INSULATION IN GENERAL
    • F16KVALVES; TAPS; COCKS; ACTUATING-FLOATS; DEVICES FOR VENTING OR AERATING
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    • F16K11/10Multiple-way valves, e.g. mixing valves; Pipe fittings incorporating such valves with two or more closure members not moving as a unit
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Description

Il presente trovato si riferisce a un dosatore modulare progressivo per la ripartizione volumetrica, tra una pluralità di uscite, di un fluido lubrificante.
Il fluido lubrificante può essere olio o grasso alimentato in pressione al dosatore.
Tali dosatori sono attualmente commercializzati dalla richiedente con il nome commerciale SXO e sono formati da una pluralità di elementi dosatori progressivi stretti a sandwich tra due basi.
Il sistema utilizza una sola linea di entrata e smista il lubrificante in entrata ad una serie di uscite. Il lubrificante viene inviato alle uscite in maniera sequenziale. La dosatura del fluido lubrificante alle varie uscite à ̈ volumetrica e quindi sempre perfettamente controllabile.
Il sistema prevede una pluralità di elementi modulari (o moduli) ciascuno dotato di due uscite di lubrificante. A secondo del numero delle linee di uscita necessarie possono essere aggiunti più moduli, che devono semplicemente essere posizionati fra le due basi a sandwich.
Ciascun modulo prevede una serie di passaggi che inviano il fluido lubrificante verso i moduli a monte e ne garantiscono il funzionamento.
In particolare ciascun elemento modulare prevede un cilindro mobile al suo interno che presenta due posizioni operative. Quando il cilindro passa da una posizione operativa all’altra eroga verso una delle uscite del dispositivo una quantità prestabilita di lubrificante.
I moduli presentano una dei passaggi interni e dei cilindri dotati di una conformazione in se nota, tale per cui i cilindri di ogni modulo si muovono in sequenza prima verso la prima posizione operativa, poi verso la seconda, seguendo un ciclo predeterminato.
Quindi con una sola linea per distribuire il lubrificante, viene consentito un controllo totale dell’impianto tramite un solo sensore montato su uno qualsiasi dei pistoni (elementi dosatori).
Poiché il movimento di un pistone à ̈ la necessaria condizione per lo spostamento di quello successivo, tutti i dosatori progressivi di un impianto risultano collegati in serie e pertanto il blocco del pistone di uno qualsiasi dei dosatori, anche se appartenente ad un altro pacco, blocca automaticamente l’intero impianto.
Questa caratteristica à ̈ molto importante per il controllo di un sistema centralizzato: basta infatti controllare con un microinterruttore o con un lettore magnetico o meglio con un sensore induttivo un’ uscita qualsiasi di un dosatore per controllare tutto l’impianto.
Come noto per permettere la costruzione †̃modulare’ dei passaggi di fluido tra i diversi moduli sulle facce di tutti i moduli sono realizzati dei fori. Quando due facce di due moduli successivi sono appoggiate i vari fori sono allineati e per mezzo di opportune guarnizioni (oring) vengono creati dei passaggi a tenuta fra due moduli successivi.
Le pressioni in gioco in questi dispositivi sono estremamente elevate pertanto le facce di due moduli affiancati devono essere perfettamente poggiate per scongiurare trafilamenti.
Quando vengono utilizzati tiranti standard i moduli e le basi devono essere posizionati su un piano perfettamente orizzontale e i tiranti stretti di conseguenza. Tuttavia tale tecnica à ̈ laboriosa e spesso non à ̈ realizzabile †̃sul campo’ ad esempio durante la manutenzione di un impianto.
Pertanto per mantenere i moduli allineati fra loro, si à ̈ scelto di eseguire fori calibrati in ciascun modulo all’interno dei quali passano dei tiranti anch’essi calibrati, che mantengono l’allineamento.
L’utilizzo dei tiranti per il centraggio dei vari moduli à ̈ piuttosto sconveniente. Infatti devono essere realizzati dei tiranti ad hoc, di diametro perfettamente calibrato e pertanto costosi.
Inoltre durante l’assemblaggio risulta estremamente difficile inserire il tirante nei fori date le minime tolleranze necessarie per conferire all’accoppiamento funzione di centraggio.
Nella tecnica nota pertanto esiste un problema di costi per realizzare forature calibrate sui moduli, per l’acquisto di tiranti speciali (la cui lunghezza deve per altro essere adattata ogni volta al numero dei moduli) e per i tempi di assemblaggio che sono lunghi e devono essere realizzati da personale esperto.
Vi à ̈ poi un problema strettamente legato alla manutenzione. Ogni volta che un modulo deve essere sostituito à ̈ necessario sfilare i tiranti e disassemblare tutto il dosatore.
Scopo del presente trovato à ̈, pertanto, quello di realizzare un dosatore che sia meno costoso e più affidabile rispetto a quelli della tecnica nota, che sia facilmente assemblabile in breve tempo anche da personale non specializzato.
Questi ed altri scopi vengono raggiunti realizzando un dosatore realizzato secondo gli insegnamenti tecnici delle annesse rivendicazioni.
Vantaggiosamente il dosatore della presente invenzione presenta una manutenzione facilitata in quanto à ̈ possibile sostituire uno o più moduli eventualmente danneggiati senza dover disassemblare completamente il dosatore.
Ulteriori caratteristiche e vantaggi del trovato risulteranno evidenti dalla descrizione di una forma di realizzazione preferita ma non esclusiva del dosatore, illustrata a titolo esemplificativo e quindi non limitativo nei disegni allegati, in cui:
la figura 1 Ã ̈ una vista prospettica di un dosatore secondo la presente invenzione;
la figura 2 à ̈ una vista dall’alto del dosatore della figura 1;
la figura 3 à ̈ una vista dall’alto del dosatore di figura 1;
la figura 4 Ã ̈ una vista frontale del dosatore di figura 1;
la figura 5 à ̈ una vista laterale di un modulo che compone il dosatore di figura 1, quando il modulo à ̈ disassemblato dal dosatore;
le figure 5A e 5B sono sezioni parziali prese rispettivamente lungo la linea di sezione 5A-5A di figura 5 e 5B-5B di figura 7,
la figura 6 Ã ̈ una vista laterale del modulo di figura 5;
la figura 7 Ã ̈ una vista schematica semplificata che illustra i passaggi presenti nel modulo di figura 5;
le figura 8A, 8B e 8C mostrano in sequenza varie fasi operative del dosatore di figura 1, in una sua versione a 3 moduli;
la figura 9 mostra in vista laterale una diversa forma di realizzazione del modulo di figura 5; e
la figura 10 Ã ̈ una vista prospettica in esploso del modulo di figura 9;
la figura 11 mostra in vista laterale una diversa forma di realizzazione del modulo di figura la figura 11A Ã ̈ una sezione parziale e semplificata presa lungo le linee 11A-11A di figura 11; e
la figura 13 mostra un particolare di un accoppiamento tra due moduli in sezione semplificata.
Con riferimento alle figure citate, viene mostrato un dosatore progressivo modulare complessivamente indicato con il riferimento numerico 1.
Esso comprende una prima 2 e una seconda base 3 tra le quali sono stretti a sandwich da una coppia di tiranti 5, una pluralità di moduli 4A, 4B, 4C, 4D tutti funzionalmente identici.
Come si vede dalla figura 3 i tiranti sono avvitati nella seconda base, in opportuni fori 6 filettati, passano attraverso i moduli 4 (e precisamente attraverso aperture 7 appositamente previste in essi), attraverso la prima base 2, e sono messi in tensione da opportuni bulloni 8. Si noti che sono previste usuali rondelle 9 presenti tra la superficie esterna della prima base 2 e i bulloni 8.
Ciascun modulo (si veda la rappresentazione di figura 5 e 7), à ̈ dotato di una prima 10 e una seconda faccia 11 atte ad accoppiarsi rispettivamente con seconde 11 e prime 10 facce di altri moduli funzionalmente identici. La prime 10 e seconde facce 11 presentano una pluralità di fori A, B, C, D, E, F, G, H, I, superficiali disposti in modo tale per cui, quando due moduli sono poggiati con la seconda faccia 11 del primo modulo (ad esempio il 4A) sovrapposta alla prima faccia 10 del secondo modulo (ad esempio il 4B) i fori superficiali della prima e della seconda faccia realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante fra i due moduli poggiati.
C’à ̈ da notare che sulla prima faccia oltre ai fori citati sono realizzati degli alloggiamenti 12 per guarnizioni di tenuta 13 (O-ring), che garantiscono la creazione di canali a tenuta tra i moduli. L’accoppiamento che porta alla formazione dei passaggi à ̈ ben visibile in figura 13.
Ciascun modulo comprende (si veda la figura 7) un pistone 14 mobile al suo interno fra una prima e una seconda posizione limite (nella figura 7 il pistone à ̈ nella seconda posizione limite). C’à ̈ da notare che in forme di realizzazione alternative à ̈ possibile prevedere un modulo dotato di tre pistoni.
Come si vede nell’esploso il pistone à ̈ mantenuto in posizione da opportune chiusure 18 filettate inserite nel modulo. Nel dosatore à ̈ possibile sostituire una di queste chiusure con un sensore di movimento del pistone (magnetico o induttivo). Basterà monitorare il movimento di uno solo dei pistoni per capire se tutti i pistoni presenti nel modulo si muovono regolarmente. Infatti se anche solo un pistone dovesse bloccarsi, si bloccherebbero di conseguenza anche tutti gli altri, essendo il dosatore di tipo modulare progressivo.
Le varie camere che si formano a seconda della posizione del pistone sono collegate da opportuni passaggi che sfociano sulla prima o sulla seconda faccia del modulo proprio in corrispondenza dei fori A, B, C, D, E, superficiali. Come si vede nello schema di figura 7 sono poi presenti dei passaggi sostanzialmente diretti che presentano alle reciproche estremità i fori contrassegnati dalle lettere F, G, H e I.
I moduli 4 comprendono ciascuno una prima 15 e una seconda uscita 16 principale di lubrificante, che verranno opportunamente connesse, nell’uso, a un punto di erogazione (ad esempio tramite tubazioni). Vantaggiosamente ciascun modulo presenta una ulteriore prima 15A o seconda uscita 16A azionabili in alternativa alle principali e disposte su un lato del modulo diverso rispetto a quello ove sono realizzate detta prima e seconda uscita.
Inoltre ciascun modulo presenta un dispositivo di bypass, atto a interconnettere detta prima uscita con detta seconda uscita in modo da sommare la quantità volumetrica di fluido lubrificante erogato.
In modo del tutto noto e convenzionale per il tecnico del ramo e come rappresentato schematicamente nella sequenza di figure 8A, 8B e 8C, allo spostamento del pistone in detta prima o seconda posizione operativa consegue un’erogazione del fluido lubrificante attraverso una delle uscite del dosatore, in modo progressivo.
C’à ̈ da notare che per il funzionamento del dosatore dette basi prevedono almeno una faccia destinata ad accoppiarsi con la prima o la seconda faccia di detti moduli. La prima base 2 si accoppierà con la prima faccia 10 del primo modulo 4A, mentre la seconda base 3 si accoppierà con la seconda faccia del quarto modulo 4D.
Anche la faccia di ciascuna base destinata ad accoppiarsi con i moduli presenterà una pluralità di fori disposti in modo tale per cui, quando detta faccia della base à ̈ sovrapposta con la prima o la seconda faccia di uno di detti moduli i fori superficiali della prima o seconda faccia del modulo e della base realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante tra il modulo e la base.
La configurazione dei passaggi realizzati nelle basi à ̈ schematicamente visibile nelle figure 8A-8C.
Il funzionamento concettuale del trovato sin qui descritto à ̈ usuale e facilmente derivabile dal tecnico del ramo che conosce perfettamente i dosatori progressivi della linea SXO commercializzati da Dropsa SPA.
Secondo la presente invenzione una prima faccia 10 di almeno uno di detti moduli presenta almeno una sporgenza 20 ricavata di pezzo (integralmente) con il modulo, e una seconda faccia 11 di un secondo di detti moduli poggiata alla prima 10, presenta una sede 21 corrispondente alla sporgenza, detta sporgenza e detta sede essendo conformate in modo da impedire il movimento reciproco del primo e secondo modulo almeno lungo un asse perpendicolare ad un asse 5 di detti tiranti quando la sporgenza 20 Ã ̈ inserita nella sede 21.
Vantaggiosamente, come si vede bene dalle figure 5, 7, 1 e 3 le basi 2, 3 e tutti i moduli 4 presentano le sedi 21 e le sporgenze 20, almeno in corrispondenza delle facce che sono reciprocamente poggiate fra loro.
Si può notare che ogni modulo prevede almeno due sedi 21 e due sporgenze 20 che risultano disposte in corrispondenza di bordi laterali di ciascuno di detti moduli.
Secondo la forma di realizzazione qui descritta le sporgenze (e di conseguenza le sedi) presentano una conformazione con sezione ad arco di cerchio.
Tuttavia possono essere previste anche sporgenze e sedi conformate a cerchio, semicerchio o con una sezione rettangolare con sviluppo in direzione perpendicolare rispetto all’asse di detti tiranti (questa à ̈ la forma di realizzazione di figura 11 che verrà successivamente descritta).
C’à ̈ da notare che la realizzazione delle sporgenze sulla prima faccia di ciascun modulo non incide negativamente sul costo di produzione dei moduli.
Infatti sia la prima che la seconda faccia di ciascun modulo devono essere accuratamente fresate e spianate per ottenere una ottima tenuta alle pressioni di lavoro. Errori di planarità su tali superfici porterebbero a perdite e trafilamenti inevitabili.
Dato che tali lavorazioni attualmente sono eseguite su macchine a controllo numerico non vi à ̈ che un leggerissimo allungamento dei tempi di lavorazione per la fresatura della prima faccia. Mentre per la realizzazione della seconda faccia à ̈ sufficiente realizzare due fori cechi leggermente disassati rispetto al bordo del pezzo.
Ovviamente le tolleranze con cui vengono realizzate le sporgenze 20 e le sedi 21 saranno tali da consentire un centraggio opportuno tra due moduli reciprocamente poggiati.
In questo modo sarà possibile realizzare le aperture 7 con sezione circolare per il passaggio dei tiranti nei moduli senza particolari tolleranze e i tiranti 5 saranno di tipo convenzionale.
Durante l’assemblaggio del dosatore il centraggio relativo tra i moduli, e tra i moduli e le basi, avviene in maniera automatica tramite le sporgenze e le sedi. Pertanto l’assemblaggio risulta molto semplice e rapido e non à ̈ necessario disporre di superfici perfettamente in piano su cui poggiare i moduli che di fatto si †̃incastrano’ (ovviamente con leggero gioco) gli uni con gli altri mantenendo un ottima stabilità prima di venire bloccati definitivamente dai tiranti.
Tale configurazione facilita certamente anche tutti gli interventi di manutenzione. Infatti la sostituzione di un modulo non richiede più di disporre di attrezzature di montaggio particolari per garantire che tutti i moduli siano allineati alla perfezione.
In sostanza con la presente invenzione à ̈ possibile garantire che le prime e seconde facce di ciascun modulo, reciprocamente poggiate, siano perfettamente in piano garantendo così la tenuta delle canalizzazioni che si realizzano fra i vari moduli e evitando trafilamenti di lubrificante dovuti al fatto che le prime e le seconde facce possano poggiarsi non perfettamente in piano l’una con l’altra.
La figura 9 mostra una forma di realizzazione alternativa dei moduli 4 che risulta ancora più efficace durante gli interventi di manutenzione. Nel resto del testo verranno utilizzati gli stessi riferimenti numerici per indicare parti funzionalmente identiche a quelle già descritte sopra. Pertanto esse non verranno più descritte.
Come si può notare la differenza fondamentale che si rileva tra il modulo di figura 5 e il modulo 4’ di figura 10 e 9 à ̈ nella conformazione delle aperture 7 di passaggio per i passanti. Qui le aperture presentano una sezione U con una apertura verso uno dei lati del modulo.
In questo modo a seguito dell’allentamento dei tiranti fino a disimpegnare le sedi e le sporgenze di un modulo da sostituire da quelle dei moduli limitrofi, à ̈ possibile estrarre il solo modulo difettoso, mantenendo assemblato il resto del dispositivo. Con tale configurazione non à ̈ quindi più necessario disassemblare completamente il dosatore rimuovendo i tiranti dalle proprie sedi.
C’à ̈ da sottolineare che in tale configurazione tutti i moduli presenteranno delle aperture 7 conformate sostanzialmente ad U, mentre la prima e la seconda base presenteranno normali fori passanti per il passaggio dei tiranti.
C’à ̈ da notare che in tale forma di realizzazione la disposizione dei fori A, B, C ecc. à ̈ leggermente variata rispetto a quanto visibile nella forma di realizzazione di figura 5 o 7, al fine di bilanciare meglio la trazione effettuata dai tiranti e al fine di permettere di avere al di sotto del tirante uno spazio libero che consente l’estrazione del modulo quando il tirante non à ̈ in tensione.
La figura 11 mostra una forma di realizzazione alternativa della invenzione. Come si può vedere in questa configurazione sedi e le sporgenze presentano una sezione rettangolare. Le sporgenze/sedi laterali si sviluppano in direzione perpendicolare rispetto all’asse di detti tiranti, mentre à ̈ presenti una ulteriore sede/sporgenza sul lato lungo del parallelepipedo che definisce il modulo 4’’, perpendicolare alle prime due.
Questa configurazione impedisce un movimento reciproco dei moduli in tre direzioni perpendicolari all’asse del tirante, consentendo invece la facile estrazione di un singolo modulo allentando solo di poco i tiranti. Qui infatti il modulo à ̈ libero di poter essere estratto in una direzione corrispondente all’alto di figura 11. Rimane invece bloccato nella traslazione a destra, a sinistra o in basso, sempre con riferimento alla figura 11. Anche in questa forma di realizzazione sono presenti passaggi per i tiranti conformati a U.
C’à ̈ da notare che secondo la presente invenzione possono essere previste varie configurazioni delle sedi/sporgenze che effettuano il centraggio fra due moduli reciprocamente poggiati.

Claims (10)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Dispositivo dosatore modulare progressivo per la ripartizione tra una pluralità di uscite di un fluido lubrificante, detto dosatore comprendendo una prima e una seconda base fra le quali sono disposti a sandwich almeno tre moduli distributori, le basi essendo interconnesse da tiranti che passano attraverso aperture realizzate nei moduli, ciascuno di detti moduli essendo dotato di una prima e una seconda faccia atte ad accoppiarsi rispettivamente con seconde e prime facce di altri moduli funzionalmente identici, dette prime e seconde facce presentando una pluralità di fori superficiali disposti in modo tale per cui, quando due moduli sono poggiati con la seconda faccia del primo modulo sovrapposta alla prima faccia del secondo modulo i fori superficiali della prima e della seconda faccia realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante fra i due moduli poggiati, ciascun modulo comprendendo almeno un pistone mobile al suo interno fra una prima e una seconda posizione limite, e almeno una prima e una seconda uscita di lubrificante in modo che, allo spostamento del pistone in detta prima o seconda posizione operativa consegue un’erogazione del fluido lubrificante attraverso una delle uscite del dosatore, ciascuna di dette basi comprendendo almeno una faccia destinata ad accoppiarsi con la prima o la seconda faccia di detti moduli, detta faccia della base presentando una pluralità di fori disposti in modo tale per cui, quando detta faccia della base à ̈ sovrapposta con la prima o la seconda faccia di uno di detti moduli i fori superficiali della prima o seconda faccia del modulo e della base realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante tra il modulo e la base, caratterizzato dal fatto che una prima faccia di almeno uno di detti moduli presenta almeno una sporgenza ricavata di pezzo con il modulo, e una seconda faccia di un secondo di detti moduli poggiata alla prima, presenta una sede corrispondente alla sporgenza, detta sporgenza e detta sede essendo conformate in modo da impedire il movimento reciproco del primo e secondo modulo lungo almeno un asse perpendicolare ad un asse di detti tiranti quando la sporgenza à ̈ inserita nella sede, in modo che, quando i moduli e le basi vengono assemblate tramite i tiranti, sia favorito il perfetto accoppiamento in piano fra le prime e seconde facce di detti moduli e di dette basi.
  2. 2. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, in cui dette sedi e sporgenze sono configurate in modo da impedire il movimento reciproco del primo e del secondo modulo in tutte le direzioni su un piano perpendicolare all’asse di detti tiranti, oppure in modo da consentire la movimentazione reciproca del primo e secondo modulo su di un piano perpendicolare all’asse di detti tiranti solamente in una direzione di estrazione.
  3. 3. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, in cui tutti i moduli e le basi presentano dette sedi e sporgenze, almeno in corrispondenza delle facce che sono reciprocamente poggiate fra loro.
  4. 4. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, in cui ogni modulo prevede almeno due sedi e due sporgenze e in cui dette sedi e dette sporgenze sono disposte in corrispondenza di bordi laterali di ciascuno di detti moduli.
  5. 5. Dispositivo secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui dette sedi e sporgenze presentano una sezione a semicerchio e/o ad arco di cerchio, o una sezione rettangolare con sviluppo in direzione perpendicolare rispetto all’asse di detti tiranti.
  6. 6. Dispositivo secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui dette aperture realizzate nei moduli per il passaggio dei tiranti sono dei fori passanti.
  7. 7. Dispositivo secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui dette aperture presentano una configurazione a U e risultano aperte in corrispondenza di un lato di ciascun modulo, in modo da permettere, a seguito dell’allentamento di detti tiranti, l’estrazione di un modulo per la sua sostituzione, mantenendo assemblato il resto del dispositivo.
  8. 8. Dispositivo secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui i fori che realizzano dette canalizzazioni alloggiano guarnizioni che consentono un passaggio a tenuta del fluido lubrificante dall’uno all’altro modulo.
  9. 9. Dispositivo secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui ciascun modulo presenta un’ulteriore prima o seconda uscita disposte su un lato del modulo diverso rispetto a quello ove sono realizzate detta prima e seconda uscita.
  10. 10. Dispositivo secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui ciascun modulo presenta un dispositivo di bypass, atto a interconnettere detta prima uscita con detta seconda uscita in modo da sommare la quantità volumetrica di fluido lubrificante erogato.
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